

102. Le responsabilit di Francia e Inghilterra.

Da: A. J. P. Taylor, Le origini della seconda guerra mondiale,
Laterza, Bari, 1965.

In contrasto con la tesi dominante che addebita all'aggressivit
della politica estera nazista le maggiori responsabilit della
guerra, lo storico inglese Alan John P. Taylor sostiene che
l'origine del conflitto non va cercata nella deliberata volont e
nella predeterminazione di Hitler, ma negli errori e nelle
incertezze politiche e diplomatiche delle altre potenze europee.
Egli accusa in particolare la Francia e l'Inghilterra di non aver
saputo e voluto n proporre una concreta alternativa pacifica, n
opporre una ferma ed efficace resistenza. Nel seguente passo lo
studioso britannico ricostruisce le fasi finali delle manovre
diplomatiche che portarono alla sottoscrizione del patto tedesco-
sovietico, un evento decisivo per lo scoppio della seconda guerra
mondiale, che egli considera inevitabile conseguenza delle
esitazioni e delle ambiguit di Gran Bretagna e Francia.


Il 12 agosto i negoziati anglo-franco-sovietici non erano
naufragati; anzi, venivano ripresi. Le missioni militari
britannica e francese erano finalmente arrivate a Mosca. Ai suoi,
Daladier aveva detto di arrivare a una convenzione al pi presto
possibile. Agli inglesi invece fu data istruzione di andare molto
lentamente fino a che non si fosse raggiunto l'accordo politico
(anche se le discussioni politiche erano state sospese il 27
luglio in attesa che si concludesse una convenzione militare):
l'accordo sui molti punti sollevati potr occupare molti mesi.
Il governo britannico, in realt, non teneva a una solida
cooperazione militare con la Russia sovietica, ma voleva soltanto
agitare lo spauracchio rosso, nella speranza che ci bastasse a
tener tranquillo Hitler. Quando per cominciarono i colloqui, i
rappresentanti britannici si trovarono trascinati dai francesi e
da Voroscilov, capo della delegazione sovietica, sul terreno di
una discussione seria. I piani di guerra britannici e francesi
furono descritti nei particolari; le risorse dei due paesi
vennero, con una certa generosit, catalogate. Il 14 agosto fu la
volta dei sovietici. Voroscilov allora chiese: Pu l'Esercito
rosso attraversare la Polonia settentrionale [...] e la Galizia
per entrare in contatto col nemico? Sar permesso alle truppe
sovietiche di attraversare il territorio romeno?. Era la
questione decisiva. Britannici e francesi non seppero che cosa
rispondere. I colloqui si arenarono; il 17 agosto si aggiornarono,
per non essere pi ripresi sul serio. [...] .
L'interrogativo posto dai sovietici sollevava, in forma nuova, il
vecchio contrasto di fondo: le potenze occidentali volevano
l'Unione Sovietica come un comodo ausiliario; i russi erano decisi
a farsi riconoscere come attori principali. [...]
I governi britannico e francese non apprezzarono questi calcoli
sovietici; ma capirono che a quella sgradita questione bisognava
pur rispondere, ora che i russi l'avevano posta. L'uno e l'altro
si rivolsero, senza troppe speranze, a Varsavia. Gli inglesi
ricorsero ancora ad argomenti politici: l'accordo con l'Unione
Sovietica sarebbe inteso a dissuadere Hitler dalla guerra; se i
negoziati fossero falliti, la Russia potrebbe o dividere le
spoglie con la Germania [...] o costituire la principale minaccia
a guerra finita. Beck [Jszef Beck, ministro degli esteri
polacco] diede anche lui una risposta politica: il consenso al
passaggio di truppe russe per la Polonia, lungi dal dissuadere
Hitler, porterebbe a una immediata dichiarazione di guerra da
parte della Germania. Entrambi gli argomenti politici avevano
senso, ma n l'uno n l'altro avevano alcun peso rispetto alla
situazione militare. I francesi ragionarono in termini pi
pratici. La sola cosa che premesse loro era di impegnare
l'Esercito rosso nel conflitto con Hitler, e non badavano se
questo sarebbe accaduto a spese della Polonia: fosse dipeso da
loro, avrebbero volentieri buttato a mare la Polonia, pur di
procurarsi in cambio la cooperazione sovietica. [...] .
In ogni modo, la possibilit di un'alleanza sovietica, se mai
c'era stata, era ormai perduta. Il 14 agosto, poche ore dopo che
Voroscilov ebbe posto la sua fatale domanda, Ribbentrop [Joachim
von Ribbentrop, ministro degli esteri tedesco dal 1938 al 1945]
scrisse un telegramma a Schulenburg, suo ambasciatore a Mosca:
Non esiste alcun reale conflitto di interessi fra Germania e
Russia [...]. Non c' questione, dal Baltico al Mar Nero, che non
possa risolversi con completa soddisfazione delle due parti.
Ribbentrop era disposto a recarsi a Mosca, per gettarvi le
fondamenta di una definitiva sistemazione dei rapporti russo-
tedeschi. [...] .
Schulenburg consegn il messaggio di Ribbentrop il 15 agosto.
Molotov [pseudonimo di Vjaceslav Michajlovic  Skrjabin, ministro
degli esteri sovietico dal 1939 al 1949] non volle darsi premura:
pur ricevendo il messaggio con grandissimo interesse, pensava
che i negoziati avrebbero portato via del tempo. Chiese come
vedrebbe il governo tedesco l'idea di un patto di non aggressione
con l'Unione Sovietica. La risposta gli giunse in meno di
ventiquattr'ore: la Germania offriva non solo un patto di non-
aggressione, ma una garanzia congiunta degli stati baltici e la
mediazione fra Russia sovietica e Giappone. La cosa essenziale era
la visita di Ribbentrop. [...].
Il 18 agosto Ribbentrop buss pi forte che mai alla porta
sovietica. I rapporti andavano chiariti subito, in modo da non
essere colti di sorpresa dallo scoppio di un conflitto tedesco-
polacco. Ancora una volta Molotov fu esitante: la visita di
Ribbentrop non si poteva fissare, nemmeno approssimativamente.
Ma non era passata mezz'ora e Schulenburg fu richiamato al
Cremlino: Ribbentrop, gli fu detto, poteva venire di l a una
settimana. Non c' modo di sapere che cosa abbia provocato questa
decisione improvvisa. Schulenburg ritenne che fosse intervenuto
personalmente Stalin; ma era un'ipotesi, come tutte le altre che
si fecero poi. L'invito sovietico parve sempre troppo tardivo a
Hitler, il quale voleva che Ribbentrop fosse ricevuto
immediatamente. Questa fretta pu darsi che dipendesse soltanto
dall'impazienza che sempre seguiva alle sue lunghe esitazioni; ma
forse ha una spiegazione pi profonda. La data del 26 agosto
sarebbe stata sufficiente se Hitler avesse mirato soltanto a
sgombrarsi la strada per un attacco alla Polonia il 1 settembre;
sufficiente invece non era a dargli tempo per due operazioni:
spezzare prima i nervi delle potenze occidentali mediante un
accordo con la Russia sovietica, e spezzare poi i nervi dei
polacchi con l'aiuto delle potenze occidentali. Ecco perch la
fretta di Hitler induce fortemente a pensare che egli mirasse a
una seconda Monaco, e non alla guerra. .
Comunque, a questo punto Hitler ag senza intermediario
diplomatico. Il 20 agosto mand un messaggio personale a Stalin,
accettando tutte le richieste sovietiche e chiedendo che
Ribbentrop fosse ricevuto subito. Quel messaggio  una pietra
miliare nella storia mondiale: segna il momento in cui la Russia
sovietica torn ad essere una grande potenza europea. Nessuno
statista europeo, prima d'allora, s'era mai rivolto direttamente a
Stalin. I dirigenti occidentali lo avevano trattato come se fosse
un lontano e inutile bey [funzionario politico-militare
dell'impero ottomano] di Bukhara, adesso Hitler riconosceva in lui
il capo di un grande stato. Sembra che Stalin sia sempre stato
sordo ai sentimenti personali; ma l'approccio di Hitler deve
averlo ugualmente lusingato. Il momento della decisione era
giunto. Il 20 agosto il trattato commerciale fra la Russia
sovietica e la Germania fu concluso; era cos adempiuta la prima
condizione posta dai sovietici. La mattina del 21 agosto
Voroscilov si incontr con le due missioni militari: non avevano
nulla da riferire, e la riunione fu aggiornata sine die
[letteralmente dal latino: senza giorno, senza data, ossia a data
da destinarsi]. Alle ore 17 Stalin accett che Ribbentrop venisse
a Mosca subito - il 23 agosto. La notizia fu annunciata la sera
stessa a Berlino, e l'indomani a Mosca. [...] .
Ribbentrop [...] si rec a Mosca per concludere l'accordo; e ci
riusc subito. Il patto pubblico, firmato il 23 agosto, prevedeva
la non-aggressione reciproca. Un protocollo segreto escludeva la
Germania dagli stati baltici e dalle zone orientali della Polonia
- il territorio a est della linea Curzon [confine orientale della
Polonia, contestato dalla Russia e dalla Polonia stessa], abitato
da ucraini e russi bianchi. Era, dopotutto, quel che i russi
avevano cercato di ottenere dalle potenze occidentali. Il patto
nazi-sovietico era solo un altro modo per ottenerlo: un modo non
troppo buono, ma sempre meglio che nulla. La sistemazione di Brest-
Litovsk era finalmente disfatta, col consenso della Germania
anzich con l'appoggio delle potenze occidentali. Era senza dubbio
brutto che la Russia sovietica facesse un accordo con il maggiore
stato fascista, ma questo rimprovero suonava male sulle labbra di
statisti che erano andati a Monaco e che avevano trovato allora
nei propri paesi il sostegno di vaste maggioranze. I russi in
sostanza avevano fatto solo quel che avevano sperato di fare i
dirigenti occidentali; e l'amarezza dell'Occidente fu l'amarezza
del disappunto, mista alla rabbia per il fatto che le professioni
di fede comunista non erano pi sincere delle loro professioni di
fede democratica. Il patto non conteneva nessuna di quelle
nauseanti espressioni di amicizia che Chamberlain aveva messo
nella dichiarazione anglo-tedesca il giorno dopo la conferenza di
Monaco. Stalin infatti respinse ogni espressione del genere: Il
governo sovietico non pu all'improvviso uscirsene con
assicurazioni di amicizia tedesco-sovietica, dopo che per sei anni
il governo nazista non ha fatto che tirargli addosso secchiate di
immondizia. [...].
Comunque si volti la sfera magica e si cerchi di guardare nel
futuro dal punto di vista del 23 agosto 1939,  difficile vedere
quale altra strada avrebbe potuto prendere la Russia sovietica. Le
preoccupazioni sovietiche di un'alleanza europea contro la Russia
erano esagerate, ma non infondate. Ma, a parte questo, poich i
polacchi rifiutavano l'aiuto sovietico, e poich gli inglesi
tiravano per le lunghe i negoziati a Mosca senza cercar sul serio
di giungere a una conclusione, la neutralit, con o senza un patto
formale, era il massimo a cui la diplomazia sovietica potesse
aspirare; e la limitazione degli acquisti tedeschi in Polonia e
nel Baltico rappresentava l'allettamento che rendeva desiderabile
un patto formale. La linea era giusta, secondo i manuali di
diplomazia; conteneva tuttavia un grosso errore: concludendo un
accordo scritto, gli statisti sovietici, come quelli occidentali
prima di loro, caddero nell'illusione che Hitler avrebbe mantenuto
la parola. Stalin aveva i suoi dubbi, ovviamente. Al momento del
congedo disse a Ribbentrop: Il governo sovietico prende molto sul
serio il nuovo patto. Pu garantire sulla sua parola d'onore che
l'Unione Sovietica non tradir il suo alleato. C'era un chiaro
sottinteso: Fa' lo stesso anche tu. Ma nonostante ci  chiaro
che Stalin pensava che il patto avesse valore non soltanto come
manovra immediata, ma per un lungo periodo. Questo  strano, ma
non insolito. Gli uomini privi di scrupoli spesso si lamentano
quando gli altri li ingannano.
